SEGNALAZIONI


  • Roma 1840-1870. La fotografia, il collezionista e lo storico, Fotografie della collezione Orsola e Filippo Maggia, a cura di Maria Francesca Bonetti, con Chiara Dall’Olio e Alberto Prandi, catalogo della mostra, Istituto Nazionale della Grafica, gennaio-marzo 2008; Fotomuseo Giuseppe Panini, Modena, marzo-maggio 2008; Peliti Associati, Roma 2008.



 Robert Macpherson, Palatino. Palazzo dei Cesari, 1853-1855, stampa su carta all’albumina, 30,7x39,5 (ovale), Modena, Fotomuseo Giuseppe Panini.

 Da tempo Maria Francesca Bonetti si segnala fra gli storici della fotografia in Italia per il rigore del metodo, la costanza dell’impegno disciplinare e istituzionale, la vivacità degli interessi. In particolare i suoi contributi alla storia della fotografia si distinguono nel panorama storiografico contemporaneo italiano per la capacità di collegare e saldare il momento filologico e il momento critico. Ne è prova concreta il volume che accompagna la mostra tenutasi a Roma e a Modena.                                               Il nucleo centrale del volume è costituita dai quatto capitoli della sezione Indagini. Nella prima indagine, partendo da una specificità della collezione in esame, cioè la raccolta di serie di immagini relative a uno stesso soggetto, la Bonetti sviluppa un percorso critico che dovrebbe più spesso essere privilegiato e agito dagli storici della fotografia.                                                                                         « Dall’avvicinamento […] di serie a volte anche ridondanti di immagini dedicate allo stesso soggetto, spesso reiterate dai fotografi nello steso modulo compositivo e in molti casi quasi sovrapponibili – per identità del punto di vista, scelta dell’ora per la ripresa, inquadratura, tagli e organizzazione del campo visivo – possiamo verificare e valutare in primo luogo la costituzione e la trasmissione dei modelli di rappresentazione, mutuati all’origine dalla precedente tradizione iconografica, che per la ‘veduta’ a Roma ha i suoi più illustri riferimenti nell’incisione sette-ottocentesca (Vasi, Piranesi, Rossini). Ci è poi consentita una maggiore comprensione delle qualità espressive e di definizione delle diverse tecniche utilizzate dai fotografi, mentre possiamo meglio apprezzare gli scarti e le strategie attraverso i quali essi hanno cercato di proporsi per la penetrazione e l’affermazione personale all’interno di un mercato che certamente, fin dall’origine, doveva essere connotato da caratteri di forte concorrenzialità.« (p. 29).                                                                   L’individuazione degli insiemi e la loro valutazione storico-critica e formale è applicata a tre casi, che peraltro ricorrono tra i principali leitmotiv nei repertori di molti dei fotografi dell’epoca, che hanno operato a Roma: la veduta del Foro Roimano con il Tempio di Saturno in primo piano (Flachéron, Caneva, Anderson, Cuccioni); la veduta del Tempio di Vesta con la fontana dei Bizzaccheri (Martens, Anderson, Macpherson, Cuccioni); la veduta del Colosseo ripresa dal Palatino (Flachéron, Caneva, Cuccioni).                                                                                                            La seconda indagine ricostruisce sinteticamente, attraverso la presentazione di soggetti romani più comuni e più amati all’epoca dal pubblico internazionale, «la breve  eppur intensa e feconda storia della fotografia a Roma nei decenni che hanno costituito l’avvio e la progressiva evoluzione ed affermazione del mezzo quale strumento essenziale ed ineludibile di un nuovo sistema di comunicazione visiva» (p.46). « La mostra, che anche in questa sezione procede attraverso un percorso iconografico piuttosto che non secondo successioni cronologiche o suddivisioni per autore, sottolinea pertanto, sempre attraverso un serrato confronto di soggetti analoghi, spesso identici, le diverse relazioni tra i fotografi e le numerose connessioni tra le opere, nell’intento di individuare volta per volta i reciproci debiti formali e stilistici, così come di verificare le caratteristiche delle diverse tecniche fotografiche e i risultati ottenibili con la loro messa in opera. Le qualità e le peculiarità che ne derivano, oltre che guida alla risoluzione di problemi identificativi e attributivi, possono costituire così la griglia di riferimento per una valutazione più generale e una più corretta contestualizzazione dell’opera di ogni singolo autore. » (ivi). A tali fini la Bonetti non manca di operare confronti con altre opere presenti in altre collezioni.                                                                                                          Una terza indagine è dedicata a La campagna romana: il paesaggio e gli studi per gli artisti, nella quale in particolare è sottolineata e ribadita  la centralità dell’opera di Giacomo Canova e di Carlo Baldassarre Simelli.                                       Completano e arricchiscono il volume i contributi di Alberto Prandi («The Roman Process». Con un repertorio della letteratura fotografica 1849-1863 relativa all’esperienza romana)  e di Chiara Dall’Olio («Ricordo di Roma»: editoria, mercato e diffusione della fotografia), nonché il Catalogo della collezione Orsola e Filippo Maggia e l’Appendice contenente testi di Richard W. Thomas (1852), Robert Hunt (1853) e Frédéric Flachéron (lettera a Charles Chevalier, 1851). 


 
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