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IMMAGINI A LA UNE

William England, «428 Le Tunel du Mont Cenis », 1868 circa, cabinet.
La strada che collegava la Francia e l’Italia attraverso il valico del
Moncenisio era famosa per essere stata utilizzata nelle campagne in Italia di
Napoleone Bonaparte, che la fece rendere carrozzabile. Ricalcandone in buona
parte il tracciato e utilizzandone in parte la sede stradale, la linea
ferroviaria Susa-Moncenisio-St Marcel de Maurienne (Savoye) fu costruita tra il
1866 e il 1868, intesa come linea provvisoria in attesa di potere realizzare il
traforo del Fréjus. Era lunga circa 80 chilometri e superava un dislivello di
circa 3000 metri, grazie a imponenti opere di ingegneria, come gallerie,
gallerie artificiali prevalanghe, muraglioni, trincee, e all’adozione del
sistema dell’ingegnere John Barraclough Fell per linee ferroviarie in alta
montagna, utilizzato in vari paesi del mondo. Il sistema consisteva nell‘armare
i tratti di maggiore pendenza con una terza rotaia centrale rialzata per
ottenere artificialmente una migliore aderenza delle ruote motrici; la
locomotiva speciale per questo tipo di ferrovia era di piccole dimensioni. Per
coprire l’intero percorso della linea del Moncenisio occorrevano circa cinque
ore. La linea, che comportava elevati costi di esercizio, fu dismessa dopo
pochi anni, nel 1871, quando, grazie anche a una riduzione dei tempi di
realizzazione consentita dall’adozione di nuovi tipi di martelli perforatori,
fu terminato il traforo del Fréjus, i cui operai per recarsi al lavoro avevano
tra l’altro utilizzato la ferrovia Fell. Il materiale rotabile fu smontato e fu
riutilizzato in Svizzera per una linea ferroviaria tra Losanna e Eschalleus.

Autore non identificato, Nantes,
Place Cambronne, 5 Avril 1889, stampa su carta all’albumina, 12x17.  Autore non identificato, Abitanti di un villaggio giapponese riuniti intorno
a un gruppo di missionari cattolici, 1880 circa, stampa su carta
all’albumina, 19,7x26,5. Intero e dettaglio.
 Francis Bedford, ‘1952.
moretonhampstead, heytor rocks, from
the east’, 1870
circa, stampa su carta all’albumina, 10,7x15 (16,5x22).

Claude-Marie Ferrier, Firenze, Loggia
della Signoria, 1854 circa,
stereoscopica. Intero e dettaglio.
La Loggia è
ripresa dal piazzale degli Uffizi, inquadrandone la fronte orientale.
Il confronto con le molte riprese dello stesso soggetto da parte di altri
fotografi ottocenteschi rivela la sapienza compositiva di Ferrier, che stringe
il quadro sulla possente arcata e conferisce grande risonanza allampiezza dello spazio interno della Loggia, la cui
prospettiva è sostanziata dalla successione delle statue e delle tre volte a
crociera e costoloni. Nel
confronto con la prospettiva dei gruppi
statuari e delle volte la presenza della Giuditta di Donatello al filo e
al centro dellarcata assume più forte significativo rilievo. La presenza del
carretto per la vendita di bibite fresche al margine inferiore introduce una
nota di quotidianità nellimponente scenario monumentale.
La traccia del carretto a destra della sua immagine testimonia che il
carretto stesso è stato spostato durante la lunga posa. Lo stesso carretto è
presente anche in unaltra ripresa stereoscopica di Ferrier della Loggia
ripresa di scorcio (vedi Roger-Viollet, Parigi; www.roger-viollet.fr)
evidentemente nella stessa giornata.
La fotografia documenta lantica decorazione delle pareti della Loggia,
fino allaltezza dei peducci, a rivestimento di pietra a filaretto dipinto.
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Axel Sjöberg & C:s, «Panorama af Stockholm/
N:o 130. Stockholm. Panorama från ke./ N:o 130. Stockholm. Panorama från
Mosebacke. / Axel Sjöberg & C:s Fotografiaffär, Karlsborg.» , 1885 circa, due stampe su carta allalbumina, 16x22,5.
In primo piano la frangia nord
dellisola Södermalm. Al centro, a mezzo campo, lisola Riddarholmen (a
sinistra, con al centro il campanile della Riddarholmskyrkan) e lisola Gamla
Stan in cui si distinguono le piazze triangolari Mälartorget e Kornhamnstorg
con i banchi dei mercati e (a destra, emergenti dal tessuto urbano) il
campanile della Storkirkan e il
monumentale Palazzo Reale. Si nota anche la piazza costruita fra i due ponti
che collegano lisola Gamla Stan con
Södermalm, intorno al monumento equestre a Karl Johan (eretto nel 1854).
Città per eccellenza panoramica è stata più volte ripresa in fotografie
panoramiche dai maggiori fotografi svedesi di vedute urbane, Axel Lindhal
(1841-1906) e Axel Sjöberg (1866-1950). Un panorama ripreso da punto di vista
simile, qualche anno più tardi, da Axel Lindhal , in quattro parti (11,5x67,5)
è riprodotto in G. Fanelli, Aura dEuropa. Attraverso la fotografia fra Ottocento e Novecento, Pagliai Polistampa, Firenze 2009, pp. 96-97. Fotografo non identificato, Salonicco, chiesa di Agios Ghiorghios,
1875 cica, stampa su carta allalbumina, 27,1x19,8.
A. De Bonis, Villa
Medici, Accademia di Francia, stampa su carta all'albumina da negativo su
vetro, 1855-1860, 25,2x19,3. Insieme e dettaglio.
Nell'immagine, in basso a sinistra, è
impresso a secco due volte il monogramma «DB»; sul retro del supporto
secondario, in basso a destra, è impresso a secco lo stesso monogramma. Il soggetto è il limite orientale della
terrazza davanti a Villa Medici, dove il susseguirsi di statue, antichi sarcofagi, panchine e pini segue il tracciato delle Mura Aureliane. L'immagine è frutto non secondario della mirabile, eccezionale capacità compositiva di De Bonis. Il quadro rapporta calcolatamente la grande statua di Minerva in primo piano al margine destro con la colonna su piedistallo al margine sinistro e nello sfondo. Gli elementi, nel loro sviluppo verticale si stagliano contro un cielo terso in una piena luce estiva di sole alto. Al centro, su una panchina, è seduto un vecchio con cappello. Lo stesso soggetto è stato ripreso da De Bonis in formato orizzontale ruotando il quadro verso sinistra e rinunciando a includere la monumentale statua di Minerva, con un risultato generale che privilegia un pittoresco gioco di luci e ombre concedendo uguale importanza agli elementi di antichità sparsi e agli elementri vegetali. Anche in tale immagine compare la figura di un vecchio, diverso da quello della stampa qui proposta. E’ riprodotta in Steps off the beaten Path.
Nineteenth-Century Photographs of Rome and its Environs, a cura di W. Bruce Lundberg e J. A. Pinto, Milano 2007, p.77.
La statua di Minerva fu collocata nel lato
orientale della terrazza nell'ambito del grandioso programma voluto dal cardinale Alessandro dei Medici, che acquistò il terreno nel 1576. Amante delle antichità, Alessandro concepì la villa e il giardino come scenografico insieme teatrale di opere d'arte antiche.
 
Fotografo non identificato, Strada di Taggia, 1885; stampa
su carta all'albumina, 22,6x17,4. Manoscritto sul supporto: monogramma «HS»,
«Vieille ville de Taggia./ près San Remo. / Mars 1885». Intero e dettaglio.
L'autore non privilegia la veduta della
piazza Carlo Luigi Farini e il mercato che vi si svolge, ma li inquadra nello
stretto canale della via di accesso. Quasi la metà del quadro è occupata dalle
quinte laterali interpretate come composizione astratta di campi superficiali differenziatamente
illuminati. Si nota il sapiente inserimento nel quadro del varco al margine
sinistro. A destra, in secondo piano, dopo una quinta verticale molto ridotta
in larghezza, una seconda quinta caratterizzata dalle arcate diverse dei portici a pianterreno introduce
allo spazio più luminoso della piazzetta animata da elementi di un piccolo
mercato. Il notevole gusto formale del fotografo
amatoriale di cui conosciamo soltanto le iniziali, è confermato da altre tre
sue fotografie pubblicate in G. Fanelli, B. Mazza, Aura d'Europa. Attraverso la fotografia
fra Ottocento e Novecento, Pagliai Polistampa, Firenze 2008, tavv. 225-227.
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