IMMAGINI A LA UNE

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Kimbei Kusakabe (1841-1932), “Carrying Children”, stampe su carta all’albumina, colorate a mano, 26x20. Cinque varianti di colorazione

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Fotografo non identificato, Al Tempio di Vesta, pranzo en plein air, 1885 circa, stampa all’albumina

20x25.
L’immagine è ricca d’aura. Un’attribuzione è difficile ma forse si potrebbe trattare del fotografo locale Pio Tedeschi.



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John Brampton Philpot, Firenze,Loggia della Signoria, 1860 circa, stampa all’albumina, 20,5x27.
E’ questa l’unica immagine fotografica ottocentesca a me nota della Loggia ripresa frontalmente. Per ragioni varie (condizioni di controluce ecc.) le immagini frontali del monumento sono molto rare anche nel corso del Novecento. Peraltro Philpot non manca di confrontare abilmente la frontalità dell’immagine della Logia con il profondo scorcio del piazzale deglu Uffizi a sinistra. Sul fronte della loggia compaiono i quattro lampioni a gas a stelo con lanterna, sostituiti nel 1865 con quelli di nuovo tipo atre bracci. Nell’area orientale della loggia manca ancora il Ratto di Polissena di Pio Fedi, collocato nel 1866. Al margine sinistro si nota la tettoia a protezione del David di Michelangelo montata nel 1851.



Jean Baptiste MarieChamouin, Panorama de Paris pris au daguerréotype, du haut de la Tour S.t Gervais’, ‘Daguerréotypé et Gravé par Chamouin”,1840 –1845 circa, incisione taille douce sur acier, 31,6x67,2.
Non sono note notizie biografiche di Chamouin (nato nel 1768). Chamouin editò la serie Vues de Paris prises au daguerréotype, 1841-1846 circa, costituita da 28 vedute. Ha curatocome incisore varie mappegeografiche presenti nelle collezuioni dela BnF di Parigi. Fu impiegato per 25 anni al‘dépôt de la Guerre’, è citato in Paris et le daguerréotype, catalogo della mostra a cura di Françoise Reynaud, Paris: Paris Musées, 1989, in cui sono riprodotte alcune sue incisioni della serie di vedute di Parigi (pp. 260, 261).



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Fotografo non identificato, Roma, piazza del Pantheon, 1860-1865 circa, stampa su carta all’albumina, stereoscopiche
Le due immagini istantanée, riprese da un punto di vista insolito, risultano realizzate a distanza di pochi minuti l'una dall'altra.


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Giorgio Conrad, Napoli,Mangiatrici di spaghetti, 1870 circa, stampa su carta all’albumina, 25x20.

Contrariamente a quanto ripetutamente affermato nei contributi storiografici relativi al fotografo di origine svizzera attivo a Napoli, egli non ha operato soltanto nel formato carta da visita. Le scene di genere da lui assiduamente coltivate si trovano anche nel formato medio.

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Alphonse Bernoud (edizione Achille Mauri), “54 , Impagliasedie. Costume diNapoli”, 1865 circa, stampa su carta all’albumina, 25x19,5.



Adriano De Bonis, Roma,via di Porta Leone con il Tempio della Fortuna Virile(poi Santa Maria Egiziaca) e la casatorre dei Crescenzi (XII secolo) con i frammenti di edifici classici inglobati nel prospetto, 1860 circa, stampa su carta all’albumina, 20x25, timbro a secco AB al recto nell’angolo sinistro, timbro a inchiostro AdB sul verso.









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Robert Macpherson,Toscanella (oggi Tuscania). La facciata della chiesa di Maria Maggiore,1858 circa, stampa su carta all’albumina, 39x30,5; timbro a secco ovale sul supporto.

L’antica chiesa (eretta forse nell VIII secolo e ristrutturata più volte nel medioevo) si trova in posizione isolata ai piedi del colle dove era ubicato il nucleo della città etrusca di Tuscania prima del suo progressivo spostamento sull’altura a nord. In asse con la chiesa, ma da essa separata, si erge la poderosa torre campanaria (scorcio in primo piano al margine sinistro). La sua vicinanza alla facciata dipende dal fatto che la navata venne prolungata nel XII secolo. La singolare situazione topografica risulta congeniale al gusto di Macpherson per composizioni accentuatamente serrate sull’oggetto della ripresa fotografica.




William England, «428 Le Tunel du Mont Cenis », 1868 circa, cabinet.


La strada che collegava la Francia e l’Italia attraverso il valico del Moncenisio era famosa per essere stata utilizzata nelle campagne in Italia di Napoleone Bonaparte, che la fece rendere carrozzabile. Ricalcandone in buona parte il tracciato e utilizzandone in parte la sede stradale, la linea ferroviaria Susa-Moncenisio-St Marcel de Maurienne (Savoye) fu costruita tra il 1866 e il 1868, intesa come linea provvisoria in attesa di potere realizzare il traforo del Fréjus. Era lunga circa 80 chilometri e superava un dislivello di circa 3000 metri, grazie a imponenti opere di ingegneria, come gallerie, gallerie artificiali prevalanghe, muraglioni, trincee, e all’adozione del sistema dell’ingegnere John Barraclough Fell per linee ferroviarie in alta montagna, utilizzato in vari paesi del mondo. Il sistema consisteva nell‘armare i tratti di maggiore pendenza con una terza rotaia centrale rialzata per ottenere artificialmente una migliore aderenza delle ruote motrici; la locomotiva speciale per questo tipo di ferrovia era di piccole dimensioni. Per coprire l’intero percorso della linea del Moncenisio occorrevano circa cinque ore. La linea, che comportava elevati costi di esercizio, fu dismessa dopo pochi anni, nel 1871, quando, grazie anche a una riduzione dei tempi di realizzazione consentita dall’adozione di nuovi tipi di martelli perforatori, fu terminato il traforo del Fréjus, i cui operai per recarsi al lavoro avevano tra l’altro utilizzato la ferrovia Fell. Il materiale rotabile fu smontato e fu riutilizzato in Svizzera per una linea ferroviaria tra Losanna e Eschalleus.


Autore non identificato, Nantes, Place Cambronne, 5 Avril 1889, stampa su carta all’albumina, 12x17.












































Autore non identificato, Abitanti di un villaggio giapponese riuniti intorno a un gruppo di missionari cattolici, 1880 circa, stampa su carta all’albumina, 19,7x26,5. Intero e dettaglio.






















Francis Bedford, ‘1952. moretonhampstead, heytor rocks, fromtheeast’, 1870 circa, stampa su carta all’albumina, 10,7x15 (16,5x22).









Claude-Marie Ferrier,
Firenze,Loggia della Signoria, 1854 circa, stereoscopica. Intero e dettaglio.

La Loggia è ripresa dal piazzale degli Uffizi, inquadrandone la fronte orientale.

Il confronto con le molte riprese dello stesso soggetto da parte di altri fotografi ottocenteschi rivela la sapienza compositiva di Ferrier, che stringe il quadro sulla possente arcata e conferisce granderisonanza all’ampiezza dello spazio interno della Loggia, la cui prospettiva è sostanziata dalla successione delle statue e delle tre volte a crociera ecostoloni. Nel confrontocon la prospettiva dei gruppi statuari e delle volte la presenza della Giuditta di Donatello al filo e al centro dell’arcata assume più forte significativo rilievo. La presenza del carretto per la vendita di bibite fresche al margine inferiore introduce una nota di quotidianità nell’imponente scenario monumentale.

La traccia del carretto a destra della sua immagine testimonia che il carretto stesso è stato spostato durante la lunga posa. Lo stesso carretto è presente anche in un’altra ripresa stereoscopica di Ferrier della Loggia ripresa di scorcio (vedi Roger-Viollet, Parigi; www.roger-viollet.fr) evidentemente nella stessa giornata.

La fotografia documenta l’antica decorazione delle pareti della Loggia, fino all’altezza dei peducci, a rivestimento di pietra a filaretto dipinto.

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Axel Sjöberg & C:s, «Panorama af Stockholm/N:o 130. Stockholm. Panorama från ke./ N:o 130. Stockholm. Panorama från Mosebacke. / Axel Sjöberg & C:s Fotografiaffär, Karlsborg.» , 1885 circa, due stampe su carta all’albumina, 16x22,5.

In primo piano la frangia nord dell’isola Södermalm. Al centro, a mezzo campo, l’isola Riddarholmen (a sinistra, con al centro il campanile della Riddarholmskyrkan) e l’isola Gamla Stan in cui si distinguono le piazze triangolari Mälartorget e Kornhamnstorg con i banchi dei mercati e (a destra, emergenti dal tessuto urbano) il campaniledella Storkirkan e il monumentale Palazzo Reale. Si nota anche la piazza costruita fra i due ponti che collegano l’isolaGamla Stan con Södermalm, intorno al monumento equestre a Karl Johan (eretto nel 1854).

Città per eccellenza panoramica è stata più volte ripresa in fotografie panoramiche dai maggiori fotografi svedesi di vedute urbane, Axel Lindhal (1841-1906) e Axel Sjöberg (1866-1950). Un panorama ripreso da punto di vista simile, qualche anno più tardi, da Axel Lindhal , in quattro parti (11,5x67,5) è riprodotto in G. Fanelli, Aura d’Europa. Attraverso la fotografia fra Ottocento e Novecento,
Pagliai Polistampa, Firenze 2009, pp. 96-97.



Fotografo non identificato,Salonicco, chiesa di Agios Ghiorghios, 1875 cica, stampa su carta all’albumina, 27,1x19,8.























































A. De Bonis, Villa Medici, Accademia di Francia, stampa su carta all'albumina da negativo su vetro, 1855-1860, 25,2x19,3. Insieme e dettaglio.

Nell'immagine, in basso a sinistra, è impresso a secco due volte il monogramma «DB»; sul retro del supporto secondario, in basso a destra, è impresso a secco lo stesso monogramma. Il soggetto è il limite orientale della terrazza davanti a Villa Medici, dove il susseguirsi di statue, antichi sarcofagi, panchine e pini segue il tracciato delle Mura Aureliane.
L'immagine è frutto non secondario della mirabile, eccezionale capacità compositiva di De Bonis. Il quadro rapporta calcolatamente la grande statua di Minerva in primo piano al margine destro con la colonna su piedistallo al margine sinistro e nello sfondo. Gli elementi, nel loro sviluppo verticale si stagliano contro un cielo terso in una piena luce estiva di sole alto. Al centro, su una panchina, è seduto un vecchio con cappello. Lo stesso soggetto è stato ripreso da De Bonis in formato orizzontale ruotando il quadro verso sinistra e rinunciando a includere la monumentale statua di Minerva, con un risultato generale che privilegia un pittoresco gioco di luci e ombre concedendo uguale importanza agli elementi di antichità sparsi e agli elementri vegetali. Anche in tale immagine compare la figura di un vecchio, diverso da quello della stampa qui proposta.E’ riprodotta inSteps off the beaten Path. Nineteenth-Century Photographs of Rome and its Environs, a cura di W. Bruce Lundberg e J. A. Pinto, Milano 2007, p.77. La statua di Minerva fu collocata nel lato orientale della terrazza nell'ambito del grandioso programma voluto dal cardinale Alessandro dei Medici, che acquistò il terreno nel 1576. Amante delle antichità, Alessandro concepì la villa e il giardino come scenografico insieme teatrale di opere d'arte antiche.



 


Fotografo non identificato,Strada di Taggia, 1885; stampa su carta all'albumina, 22,6x17,4. Manoscritto sul supporto: monogramma «HS», «Vieille ville de Taggia./ près San Remo. / Mars 1885». Intero e dettaglio.

L'autore non privilegia la veduta della piazza Carlo Luigi Farini e il mercato che vi si svolge, ma li inquadra nello stretto canale della via di accesso. Quasi la metà del quadro è occupata dalle quinte laterali interpretate come composizione astratta di campi superficiali differenziatamente illuminati. Si nota il sapiente inserimento nel quadro del varco al margine sinistro. A destra, in secondo piano, dopo una quinta verticale molto ridotta in larghezza, una seconda quinta caratterizzata dalle arcate diverse dei portici a pianterreno introduce allo spazio più luminoso della piazzetta animata da elementi di un piccolo mercato.                                
Il notevole gusto formale del fotografo amatoriale di cui conosciamo soltanto le iniziali, è confermato da altre tre sue fotografie pubblicate in G. Fanelli, B. Mazza, Aura d'Europa. Attraverso la fotografia fra Ottocento e Novecento, Pagliai Polistampa, Firenze 2008, tavv. 225-227.

 
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