SEGNALAZIONI

  • Zwischen Biedermeier und Gründerzeit. Deutschland in frühen Photographien 1840-1890 aus der Sammlung Siegert, catalogo della mostra (Münchner Stadmuseum/ Sammlung Fotografie) a cura di Ulrich Pohlmann, Dietmar Siegert, con testi di Ulrich Pohlmann, Bodo von Dewitz, Monika Faber, Detlef Hoffmann, Esther Ruelfs, Christian Drude, Milan Chlumsky, Bernd Stiegler, Dorothea Peters, Helmut Hess, Timm Starl, Schirmer/Moser Verlag, München 2012, pp. 366.

 EUROPA162

Carl Hertel, "Nr 750 Mainz mit der Schiffbrücke", 1880.

Fotografi di primo piano, soprattutto a partire dagli anni cinquanta, tecnici come Anschuetz o Meydenbauer e produzioni industriali come quelle Zeiss, Vogtländer e Agfa, assicurano senz’altro alla Germania un ruolo non secondario nella storia della fotografia dell’Ottocento, anche se tutto sommato non pari a quello di altre aree europee, come la Francia, la Gran Bretagna e l’Italia (dove operarono grandi fotografi di origine tedesca come Sommer, Behles, Hautmann, Noack e altri). Peraltro la storiografia relativa non risulta, in confronto con quella relativa ad altre aree europee, particolarmente ricca. I contributi più importanti restano i cataloghi della mostra a Colonia a cura di von Dewitz e Reinhard Matz (1989), e della mostra a Colonia della collezione Lebeck a cura di Bodo von Dewitz e Roland Scotti (1997), le monografie relative alla produzione topografica di alcune delle città più importanti, lo studio di  Rolf Sachsse sulla fotografia di architettura (1997). Mancano monografie dedicate ai fotografi.                                                                                                      L’ultima mostra generale dedicata alla storia della fotografia dell’Ottocento in Germania, quella a Colonia già citata, risaliva a 23 anni fa, e peraltro era limitata al periodo 1839-1860.                                                                                                 è quindi particolarmente da apprezzare questa iniziativa di Pohlmann e di Siegert, senz’altro un contributo fondamentale sull’argomento.                                                La mostra e il catalogo sono realizzati con i materiali della collezione di Dietmar Siegert, costituita nel giro di più di 40 anni a partire dalla sua ricerca di immagini per il  Ludwig II di Luchino Visconti; la mostra propone un insieme di 350 fotografie di 75 fotografi scelte nella collezione di oltre 7000 fotografie e molte di esse sono visibili e pubblicate per la prima volta in questa occasione.                                                    Il catalogo è organizzato in capitoli tematici: ritratti che restituiscono un’immagine della società tedesca (notevole la serie di ritratti in costume delle Künstlerfeste del 1857 e del 1862); eccezionali documenti delle guerre di unificazione tra il 1864 e il 1871 e della guerra franco-prussiana del 1870-1871 (Friedrich Brandt, Charles Junod e altri); vedute topografiche di numerosi fotografi, anche di autori stranieri (Charles Marville,  Francis Frith, Joseph Cundall & Gilbert Fleming, ai quali forse sarebbe stato possibile aggiungere altri, quali per esempio Henri Plaut), che alimentando il topos del viaggio lungo il Reno hanno concorso all’immagine di un’identità tedesca; fotografie di architettura; impressioni pittoriche, studi di natura e altri soggetti in rapporto alle arti figurative (Georg Maria Eckert, prediletto da Siegert, o Ludwig Belitski).                      Mancano nella mostra dagherrotipi di architetture e di vedute urbane, sebbene la Germania possa vantare pionieri quali Franz von Kobell e Carl August von Steinheil, Hermann Biow, Joseph Wilhelm Pero, Carl Ferdinand Stelzner,  per i quali risultava più importanti la mostra del 1989. Compensa in parte queste assenze il testo di Bodo von Dewitz (pp. 10-17).                                                                                      Ben documentati, spesso con immagini di grande qualità e non note, sono numerosi fotografi protagonisti a partire dagli anni cinquanta e già noti, quali in particolare Joseph Albert a Monaco, Franz Hanfstaengl a Monaco, Carl Friedrich Mylius a Francoforte, Theodor Creifelds e Johannes Franciscus Michiels  a Colonia, Leopold Ahrendts e Hanns Hanfstaengl a Berlino, Hermann Krone a Dresda, Albert Ballerstaedt a Danzica, Georg Koppmann a Amburgo, Jacob August Lorent. Evidenziati in maniera nuova sono in particolare Ahrendts (calotipista), Mylius,  Hanfstaengl e soprattutto Kopmman, il quale si impone come uno dei più alti interpreti a livello europeo di una identità urbana.                                                                     Personalità che la mostra ha il merito di rivelare sono in particolare quelle di Friedrich Brandt, di Georg Maria Eckert, dotato di un raro gusto compositivo,  di John William Harmston, di Georg Böttger, di Léon Gérard, di Charles Fuchs, autore di calotipi di intenso gusto pittorico e del quale sono presentate anche alcune straordinarie vedute di Amburgo colorate ad acquarello e tempera a cura di Theobald Riesefell.                                                                                                                In sordina risulta l’opera di Adolphe Braun  peraltro già ben nota e celebrata in altre occasioni.                                                                                                    Manca qualche autore, come per esempio Carl Hertel, attivo a Magonza. Non documentata è la presenza di fotografi amatoriali e l’attività di associazioni fotografiche. Non sono stati presi in considerazione i formati minori, stereoscopico, cabinet, carta da visita.                                                                    Nell’introduzione (p. 7) Pohlmann auspica che la collezione Siegert possa essere acquisita come deposito permanente al Münchner Stadtmuseum.


 
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